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Lavoro nella Fiat sempre più flessibile

Gli scioperi di Mirafiori, quelli di Melfi, gli altri che si stanno diffondendo in altri gruppi e aziende del Paese, hanno tutti lo stesso punto in comune: il rifiuto della variabilità e della flessibilità del salario.
La Fiat, nonostante che vanti pubblicamente i migliori risultati nel mondo dell’auto, ha deciso di tagliare i suoi premi. Invece che i 1.000-1.100 euro distribuiti l’anno scorso, oggi annuncia che non pagherà più di 500-600 euro. E’ un brutale taglio dei salari, che si aggiunge alle Casse integrazioni, al peggioramento delle condizioni del lavoro, al licenziamento dei precari, all’attacco ai diritti. C’è una Fiat dell’immagine, della propaganda, della santificazione del suo amministratore delegato, e c’è una Fiat della realtà, nella quale i lavoratori stanno pagando ingiustamente tutti i costi della crisi. Gli scioperi di Melfi e Mirafiori dicono chiaramente che, nonostante la crisi e le sue paure, i lavoratori cominciano a ribellarsi e a rifiutare di pagare tutto.
C’è un altro messaggio che viene da queste lotte e che è ancora più forte e rilevante per il futuro. Dicendo no al taglio dei salari i lavoratori della Fiat, come tanti altri, mettono in discussione la filosofia di fondo che ispira l’accordo separato sul sistema contrattuale. Quell’accordo infatti punta a ridurre il salario fisso e garantito in nome di quello flessibile e variabile. Che, alla prima prova dei fatti, viene tagliato e ridotto nel primo gruppo industriale italiano. Per questo le lotte di questi giorni parlano a tutto il mondo del lavoro e dicono chiaramente che la filosofia degli accordi separati, una volta calata nella realtà, suscita il più duro rigetto da parte dei lavoratori. Sono tutti ottimi segnali per i conflitti che si apriranno nel prossimo autunno.

