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anno 1 24-06-09 La scuola pubblica sempre più marginale
(ASCA) - Roma, 18 giu - Sostenere le scuole private con un bonus a chi vuole frequentarle. E' uno dei prossimi obiettivi cui lavora il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.
In un'intervista al Corriere della Sera, Gelmini dice che ''Costituzione alla mano, voglio che tutti abbiano il diritto di scegliere se andare alla scuola pubblica o alla scuola paritaria. Quindi, siccome le scuole paritarie costano, sto pensando a una riforma che dia la possibilita' di accedere a un bonus a chi vuole frequentarle. Un po' come già succede in Lombardia''.
Alcuni maligni pensatori sostengono che questa ipotesi allo studio del Ministero dell’Istruzione sia un viatico per rabbonire la morale della Chiesa e transigere in riferimento agli ultimi gossip (feste private e accompagnamenti equivoci) che coinvolgono Palazzo Grazioli.
I dati certi: la scuola pubblica ha subito dei tagli di budget consistenti; il corpo docente è il più penalizzato da questi interventi di contenimento della spesa; dunque, che effetti avrebbero altre riduzioni?
Di stabilizzazione dei precari della scuola manco a parlarne, mentre aumenta la burocratizzazione per le liste di collocamento dei docenti con contratto a termine, i quali devono arrancare tra norme e visti di istituti che assicurano i sussidi di disoccupazione con un aggravio di carte e documentazioni che transitano tra vari uffici e che provocano un aumento dei costi di gestione dell’apparato pubblico.
Domande:
Perché non calcolare, oltre ai costi dei sussidi di disoccupazione a carico dell’Inps anche gli oneri che la pubblica amministrazione sostiene con questa eccessiva burocrazia, pensare ad uno snellimento delle pratiche e con il risparmio ricavato avviare una ipotesi di stabilizzazione dei precari con un salario di ingresso?
Uno degli obiettivi di questo Governo non era quello di snellire la burocrazia?
Che questo Governo di destra abbia l’interesse a parificare il pubblico con il privato foraggiando “la libera imprenditoria” è un dato ormai incontrovertibile, inspiegabile resta invece la mancanza propositiva dei Sindacati Mi chiedo perché mai i sindacati con i loro istituti di studi sociali e di territorio sono silenti? Sono anch’essi "burocratizzati"?
Sebastiano Abbrescia
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